Gli increati


Sottogenere: ,

Autore: Antonio Moresco

Editore: Mondadori

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«E allora i sogni? Io prima, mentre dormivo, prima di venire svegliato dai vostri pianti, sognavo. Forse sto sognando anche adesso. Forse sto sognando che sono affacciato alla finestra mentre voi gridate e vi disperate e piangete da tutti questi grattacieli morti illuminati nel buio. Ma com’è possibile che i morti sognino? Che cosa sono, che cosa possono essere i sogni dei morti dentro il sonno dei morti?»

Gli increati di Antonio Moresco

Gli increati di Antonio Moresco: l’ultimo capitolo della trilogia dell’Increato, l’opera italiana che ha stravolto la letteratura postmoderna.

LA TRILOGIA DELL’INCREATO
La  monumentale trilogia dal titolo L’increato, che comprende:

  • Gli esordi (pubblicato da Feltrinelli nel 1998 e riedito da Mondadori nel 2011),
  • Canti del caos (che dopo una complessa storia editoriale, con la prima parte edita da Feltrinelli nel 2001 e la seconda da Rizzoli nel 2003, viene pubblicato in versione completa da Mondadori nel 2009)
  • Gli increati (edito da Mondadori nel marzo 2015).

GLI ESORDI
Gli esordi è il big-bang dell’universo narrativo di Moresco e si configura come la prima parte di un’unica opera di cui costituisce appunto l’esordio e che ci conduce, nelle sue zone finali, fino alle soglie di Canti del caos. Opera che si concluderà con una terza e ultima parte, Gli increati di Antonio Moresco. Appare qui per la prima volta il personaggio del Gatto, nelle vesti dell’enigmatico, inquietante prefetto del seminario dove vive anche il protagonista e narratore, assieme a tanti altri personaggi che si muovono in un mondo attraversato da una vibrazione luminosa e segreta e da uno sfondamento di piani, di tempi e di spazi che ne svelano una vertiginosa natura mai percepita prima: il padre priore con le sue due teste, il seminarista sordomuto, la suora nera, il Nervo, Turchina, lo Ziò, la callista, la Dea, Sonnolenza, il cieco, l’operaio dalla faccia bianca, il colonnello dei piumanti, il Gagà, Gesù, Lenin… e soprattutto la Pesca, la misteriosa ragazza strabica che sposta i confini della narrazione e del mondo. Il protagonista vive una e insieme tre vite: nella prima parte è un seminarista silenzioso, nella seconda un attivista rivoluzionario, nella terza uno scrittore sotterraneo. Ma in questo romanzo si scorgono in filigrana anche gli ultimi decenni del secolo appena trascorso: nella prima parte gli anni Cinquanta e Sessanta, gli anni sepolti che precedono le esplosioni del decennio successivo; nella seconda gli anni Settanta, delle lotte e dei tumulti, la chiusura di un’epoca iniziata con le grandi rivoluzioni politiche dell’Ottocento e del Novecento; nella terza gli anni Ottanta e Novanta e quelli che stiamo vivendo, abbagliati e spettrali, gli anni dell’immagine, della moda, dell’apparenza e della duplicazione della vita e del mondo. Animato da un’inesauribile ricchezza di invenzioni e immagini e da un’ininterrotta tensione conoscitiva, sostenuto da una prosa ipnotica, irradiante e intensa, estraneo ai codici della comunicazione corrente e simile a un oggetto alieno capitato non si sa come nella nostra letteratura, questo libro è attraversato da un sentimento devastato e aurorale del mondo visto in drammatico e perpetuo esordio. Come ha scritto Roberto Saviano, Antonio Moresco “è uno scrittore-patrimonio, uno scrittore che, quando lo leggi, non ne esci più”.

CANTI DEL CAOS
Questo romanzo è stato scritto nell’arco di quindici anni e assume la sua forma definitiva soltanto adesso, ora che la terza e ultima parte si aggiunge alle prime due che videro la luce da Feltrinelli nel 2001 e da Rizzoli nel 2003. Del tutto rivisto nelle prime due parti, dunque, e finalmente concluso, Canti del caos si presenta in tutta la sua assoluta singolarità. Concepito per non lasciare indifferenti, a costo anche di suscitare reazioni di rifiuto, questo romanzo si accampa come opera incandescente, vertiginosa, un’opera che va a inscriversi immediatamente, di diritto, nel novero di quelle imprese estreme che come grandi massi erratici punteggiano la storia della letteratura. Canti del caos si è andato formando nel corso del tempo come un organismo vivente, pieno di violenza ma anche di delicatezza e dolcezza, di oscenità ma anche di trascendenza, di passaggi narrativi incalzanti e di affondi lirici. Nella sua gigantesca macchina realistica e metaforica vengono macinati e trascesi i codici, i generi e gli orizzonti letterari di questa epoca: la fantascienza, il poliziesco, il comico, la pornografia, il fantasy, l’horror, il romanzo d’amore, il saggio scientifico e filosofico, la meditazione religiosa e mistica. Nelle sue pagine sfilano personaggi epici, grotteschi, enigmatici, indelebili: un uomo che incendia le spore, un traslocatore, una musa, una ragazza dalle stampelle profumate, un ginecologo spastico, un gruppo terroristico, una donna dalla testa espansa, un papa che scioglie la Chiesa, uno stilista di nome Lupus, ragazze scartavetrate che esplodono come soli, storie d’amore tra persone increate, Dio che commissiona a un’agenzia pubblicitaria la campagna per la vendita del pianeta Terra… Il romanzo-mondo di Antonio Moresco chiede molto al lettore, ma molto dà in cambio: una lettura avvincente, un percorso attraverso i grandi archetipi della letteratura dell’Ottocento e del Novecento e la prefigurazione del nuovo millennio, la relazione intima e profonda che si instaura tra chi lancia una sfida e chi ha il coraggio di raccoglierla.

GLI INCREATI
Gli increati di Antonio Moresco è un romanzo vertiginoso, che coinvolge e cattura con la sua spinta narrativa travolgente, un testo autonomo e, nello stesso tempo, il culmine di un unico progetto cominciato più di trent’anni fa con Gli esordi e proseguito con Canti del caos. È un’opera che taglia e oltrepassa i nostri giacimenti narrativi, poetici, mitici, religiosi, i saperi scientifici, economici, storici, filosofici, il nostro sentimento del mondo, il nostro pensiero e le nostre conoscenze. Che ci trasporta in una dimensione dove non eravamo mai stati, in zone ritenute inaccessibili. Ci confronteremo con un’idea di letteratura a tutto campo, che prende di petto l’indicibile, ancora capace di portare sfida, rischio, avventura, sfondamento, invenzione, visione e passaggio, con un’opera che, mai come in questo caso, si pone non solo come mondo ma anche come ultramondo, abolendo le barriere di vita, morte, vita dopo la morte e immortalità.

 
 

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