ROMANZI DISTOPICI 3 • DISTOPIE POST-APOCALITTICHE


Sottogenere: ,

Questa è la terza parte di una rassegna nella quale verranno proposti titoli riguardanti distopie post-apocalittiche più o meno conosciuti pubblicati in italiano ed attualmente disponibili. Come molti sanno, ed altri meno, con il termine distopia, s’intende un’utopia negativa o un’anti-utopia, ciò significa che se l’utopia è un’immaginaria società o comunità di individui nella quale tutto è perfetto e le condizioni di vita dei suoi componenti sono le migliori che si possano desiderare, la disopia è il suo esatto opposto: una società ipotetica in cui le condizioni di vita della maggior parte dei suoi membri sono le peggiori che si possa pensare. Queste caratteristiche rendono la distopia il teatro perfetto dove ambientare storie che si pongono più o meno apertamente in critica verso tendenze e derive sociali che, in misura ovviamente minore, si percepiscono anche nella nostra società.

La condizione ipotetica necessaria allo sviluppo di una distopia pone le storie che trattano questa tematica all’interno del genere fantastico catalogandole come sottogenere della fantascienza in quanto molto spesso vengono rappresentate nel futuro; i libri distopici infatti possono denunciare il pericolo derivante dal tentativo di controllare le popolazioni mediante apparecchiature tecnologiche oppure manipolazioni genetiche, tuttavia non si fermano a questo, comprendendo nella fantascienza anche le scienze sociali, il controllo sulla popolazione di tali strutture sociali può realizzarsi anche in forme diverse e meno tecnologiche ovvero negando alcune delle libertà fondamentali dei paesi democratici o addirittura esasperando l’accesso a quelle libertà.

Il confine tra utopia e disopia è labile, e spesso la disopia rappresenta il tentativo di realizzare un’utopia mostrandone la sostanziale impossibilità di realizzazione pratica, riassunta nella frase di Paul Claudel: “Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno.”, in questo senso si può dire che la disopia rappresenta l’altra faccia dell’utopia.

Percorso di lettura il genere distopico rassegna di romanzi distopici post-apocalittici Barter town

Ciò che contraddistingue i libri distopici quindi è di essere ambientati in un mondo, un luogo o in un epoca in cui esiste una società o una comunità di individui in cui l’autorità, con il pretesto di preservare determinati valori (morali, religiosi, politici, ecc…), controlla e sorveglia i propri cittadini con metodi repressivi. Potrà quindi essere presente un sistema gerarchico di classi sociali o caste nettamente distinte e separate, un rigido sistema di tabù e proibizioni, una propaganda e dei sistemi educativi volti all’imposizione di un pensiero ed uno stile di vita unico e al relativo abbandono dell’individualità e della libertà d’espressione in favore del conformismo dominante, la repressione di ogni dissenso e di ogni forma di anticonformismo con mezzi più o meno violenti.

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Questo specifico articolo è il primo di 5 articoli che cercheranno di dare una visione il più ampia possibile di questo sottogenere. Gli articoli di questo percorso di lettura saranno:

  1. ROMANZI DISTOPICI 1 • GLI ALBORI DEL GENERE DISTOPICO DAL 1907 AL 1960
  2. ROMANZI DISTOPICI 2 • I LIBRI DISTOPICI DAL 1960 AL 2018
  3. ROMANZI DISTOPICI 3 • DISTOPIE POST-APOCALITTICHE
  4. ROMANZI DISTOPICI 4 • UCRONIE DISTOPICHE
  5. ROMANZI DISTOPICI 5 • DISTOPIE YOUNG ADULT E PER RAGAZZI

I titoli delle opere sono ordinati in ordine cronologico.

– DISTOPIE POST-APOCALITTICHE –

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I TRASFIGURATI (The Chrysalids, 1955) di John Wyndham

Il primo libro di questa terza parte della rassegna di distopie post-apocalittiche è ambientato in un futuro in cui la Terra è stata sconvolta e devastata da un olocausto nucleare, si tratta de I trasfigurati di John Wyndham.

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David Strorm è un ragazzo di Waknuk, una comunità ordinata, osservante delle leggi e timorata di Dio, che comprende circa un centinaio di case grandi e piccole ed è uno dei pochi villaggi sopravvissuti al disastro atomico che ha devastato la terra. Suo padre è il più ricco proprietario terriero del paese, una persona influente che amministra la legge temporale come magistrato e tiene il sermone in chiesa la domenica, spiegando con chiarezza le leggi e le opinioni che vigono in cielo sui più disparati argomenti morali e materiali. Sulle pareti di casa Strorm spiccano, come unico segno di decorazione, dei pannelli di legno su cui sono artisticamente incise citazioni prese dai Pentimenti, la bibbia dei sopravvissuti di Waknuk: “Solo l’immagine di Dio è Uomo”, “Mantieni pura la Creazione del Signore” ecc. Il pannello più grande pende dalla parete di fronte alla porta d’ingresso. Serve a ricordare a chiunque entri in casa: “Guardati dal Mutante!”. David è vissuto sin dalla più tenera età nella convinzione che “Benedetta sia la Norma” e che soltanto “nella purezza stia la salvezza”, ma quando nella campagna attorno al paese si imbatte in Sophie, una piccola Mutante i cui piedi hanno sei dita, rinnega i dettami religiosi del padre e decide di tenere quel segreto per sé. Dopo aver scoperto, però, di essere lui stesso un Mutante capace di comunicare a distanza, di “chiacchierare con forme-pensate” con altri otto ragazzi del villaggio e dei distretti vicini…

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REDENZIONE IMMORALE (The Man Who Japed, 1956) di Phili K. Dick

Il secondo libro di questa terza parte della rassegna di distopie post-apocalittiche vede anch’esso la Terra devastata dalle radiazioni di un’apocalisse nucleare, si tratta di Redenzione Immorale di Philip K. DIck.

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“Redenzione immorale” è uno dei libri meno noti di Philip K. Dick, eppure vi si trovano temi e idee che ricorreranno nella sua produzione successiva. Siamo nel 2114, e il mondo è profondamente segnato dalla guerra nucleare e dalle regole del regime totalitario instaurato nel 1985 dal maggiore Streiter. Alien Purcell, il protagonista del romanzo, visita l’isola giapponese di Hokkaido, simbolo eloquente delle devastazioni causate dalla guerra, e qui tocca con mano le assurde imposizioni sociali dettate dal potere politico e mediatico di un regime che, tra le altre cose, vieta il sesso extra-coniugale e l’uso di alcolici in pubblico. Su un’isola desolata e ancora radioattiva, gli amici di Alien dissotterrano i libri del passato per salvaguardare la libertà di espressione individuale dalle velleità censorie dell’oligarchia neopuritana, intenzionata a eliminare qualsiasi trasgressione. E mentre un fiorente mercato nero offre preziose copie di testi ormai irreperibili – su tutti l'”Ulisse” di Joyce -, Alien Purcell sembra essere uno dei pochi ancora in grado di cambiare il mondo e salvaguardare l’autonomia di pensiero degli esseri umani. Ed è pienamente intenzionato a farlo. Introduzione e cura di Carlo Pagetti.

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LA PENULTIMA VERITÀ (The Penultimate Truth, 1964) di Phili K. Dick

Ed ecco un altro libro di Philip K. Dick, ambientato anche questo in un futuro post atomico, prende parte alla nostra rassegna di distopie post-apocalittiche, stiamo parlando de La penultima verità di Philip K. DIck.

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Cosa accadrebbe se si scoprisse che quanto si conosce del mondo non fosse altro che una menzogna? È la domanda alla base di questo futuristico romanzo, un thriller intenso, ironico e paranoico in cui Philip K. Dick affronta i temi a lui cari della manipolazione della realtà e della dicotomia falso/autentico. In un futuro nel quale la Terra è stata devastata da una guerra nucleare, le città distrutte e ridotte a lande selvagge e radioattive, troppo pericolose per la vita umana, gli abitanti sono stati trasferiti nel sottosuolo, dove si affannano in formicai industriali e ricevono ordini da un presidente che sembra non invecchiare mai. Nicholas St. James, come ogni cittadino, crede a ogni parola del suo leader. Ma tutto cambia per lui quando risale in superficie, dove ciò che trova è più scioccante di qualsiasi realtà avesse mai potuto immaginare.

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L’OMBRA DELLO SCORPIONE (The Stand, 1978) di Stephen King.

Ed ecco il re del brivido cimentarsi nel genere distopico, con L’ombra dello scorpione di Stephen King.

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L’errore di un computer, l’incoscienza di pochi uomini e si scatena la fine del mondo. Il morbo sfuggito a un segretissimo laboratorio semina morte e terrore. Il novantanove per cento della popolazione della terra non sopravvive all’apocalittica epidemia e per i pochi scampati c’è una guerra ancora tutta da combattere, una lotta eterna e fatale tra chi ha deciso di seguire il Bene e appoggiarsi alle fragili spalle di Mother Abagail, la veggente ultracentenaria, e chi invece ha scelto di calcare le orme di Randall, il Senza Volto, il Male, il Signore delle Tenebre.

 

 

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IL RACCONTO DELL’ANCELLA (The Handmaid’s Tale, 1985) di Margaret Atwood

E per la nostra rassegna di distopie post-apocalittiche, presentiamo la prima scrittrice, con un tema legato proprio al genere femminile ed al suo rapporto con la società e la politica, è Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood.

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In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

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CECITÀ (Ensaio sobre a Cegueira, 1995) di José Saramago

Usciamo quindi dall’ambientazione post atomica per proseguire con la nostra rassegna di distopie post-apocalittiche con il primo premio Nobel per la letteratura José Saramago ed il suo racconto lucido e crudele Cecità.

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In un tempo e un luogo non precisati, all’improvviso l’intera popolazione diventa cieca per un’inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un’esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l’insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l’orrore di cui l’uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un’umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull’indifferenza e l’egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.

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GARBAGELAND (Garbageland, 2001) di Juan Abreu

Giungiamo quindi ai Caraibi con la nostra rassegna di distopie post-apocalittiche, con la critica ai paesi del primo mondo  Garbageland di Juan Abreu.

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Garbageland” è ambientato in un futuro post-apocalittico, dopo la cosiddetta Era del Riordino che ha instaurato un sistema capitalistico-teocratico e autoritario. Gran parte del mondo è sprofondato sotto l’oceano. Il resto è flagellato dal Sole Nudo che produce danni irreversibili. In questo mondo futuro i paesi caraibici sono divenuti un’enorme discarica del paese conosciuto come Terra Ferma (un tempo Stati Uniti). Gli abitanti di Cuba vivono in un mondo fatto di tunnel sotterranei dove hanno creato una comunità guidata da un certo Darma. Quando si avventurano in superficie, gli abitanti di Endig (il mondo sotterraneo) vengono inesorabilmente braccati dagli sbirri del potere.

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LA TRILOGIA DEL SILO (2011-2014) di Hugh Howey

La trilogia del silo, è formata dai libri Wool (Wool, 2011) seguito da Shift (Shift, 2012) e da Dust (Dust, 2013).

Percorso di lettura il genere distopico post apocalittico Trilogia del silo di Hugh Howey rassegna di romanzi distopici post-apocalittici

In un futuro post-apocalittico, in un paesaggio devastato e tossico, una comunità sopravvive rinchiusa in un gigantesco silo sotterraneo. Lì, uomini e donne vivono prigionieri in una società piena di regole che dovrebbero servire a proteggerli. Il rispetto delle leggi è affidato allo sceriffo Holston, un uomo lucido e malinconico che vive nel ricordo della moglie scomparsa. Dopo anni di servizio integerrimo, un giorno, a sorpresa, rompe inaspettatamente il più grande di tutti tabù e chiede di uscire, di andare fuori, incontro alla morte. La sua fatidica decisione scatena una serie di terribili eventi. A sostituirlo è nominato un candidato improbabile, un tecnico specializzato del reparto macchine: Juliette. Ora che il silo è affidato a lei, imparerà presto a sue spese quanto il suo mondo è malato.

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ROMANZI DISTOPICI 4 • UCRONIE DISTOPICHE

 
 

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